Giochi e internet: un’attrazione fatale
Con l’avvento della crisi economica si è diffuso in modo esponenziale il fenomeno del gioco d’azzardo limitato. Il poker online, per esempio, ha assunto la dimensione di uno sport nazionale, mentre fino a pochi anni fa il gioco d’azzardo in genere era visto come una piaga sociale. Oggi passano messaggi pubblicitari corredati da testimonial famosi e convincenti che diffondono l’idea dell’arricchimento facile mediante le giocate online. La diffusione dei giochi con vincita online è solo un naturale approdo di un percorso iniziato negli anni Novanta, con la diffusione delle lotterie istantanee. Di fatto oggi la strada considerata più “razionale” per assicurarsi una rendita è quella della scommessa, anziché quella del lavoro.
Si può dire che lo Stato soffia sul fuoco di questo fenomeno? A giudicare dai numeri si. Il record di giocate al Superenalotto viene sfondato ogni volta che si accumula un jackpot stratosferico, favorito dall’aumento delle estrazioni. Allo stesso Superenalotto sono legati più concorsi a premi e non c’è bisogno di aggiungere nulla all’idea che “passa” il Win fo Life. Nel contempo la crescita dei casino online è evidentissima e pone gravi problemi fiscali, relativamente al controllo di queste attività.
Sono molto lontani i tempi nei quali i giochi gratis, innocenti, magari in versione flash la facevano da padrone. Oggi l’espressione giocare gratis è quasi del tutto appannaggio della scommessa, del gioco con vincita, favorita dall’aumento degli utenti di internet e dalla crisi economica. Non sono poche le realtà locali sul lastrico, soprattutto nelle profonde province del Mezzogiorno, nelle quali ormai ci si affida al colpo di coda della Dea Bendata.
Nello stesso tempo è scesa di molto la soglia di attenzione per i meccanismi di dipendenza da questi giochi: in tv non fanno più notizia perché sono molto controproducenti e a poco vale la campagna “gioca il giusto” che il Ministero dell’Economia accompagna allo sviluppo verticale dei concorsi a premi con i quali rimpolpare l’erario. Invece di guardare a Facebook, come il male assoluto di Internet, forse i nostri governanti dovrebbero essere meno ipocriti riguardo alla rete e riconoscere almeno che essa – in modo discutibile – concorre a ripianare i bilanci dello Stato.

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